PROGRAMMARSI ALLA DEFINIZIONE

Programmarsi alla definizione

(Articolo pubblicato nella rivista "Cultura fisica", maggio/giugno 2011)

 

Nella scelta e nell’attuazione di strategie dimagranti adottate nell’ambito di programmi di definizione, si va facilmente incontro a fasi di stallo, di stress eccessivi e di inibizioni di natura psicologica.

La fase di definizione rappresenta, per i praticanti di body building e di fitness, il periodo più delicato (anche a livello di sensibilità) dell’intera programmazione annuale finalizzata all’eccellenza fisica.

Spesso in questo periodo si crea un’instabilità emotiva che provoca una diminuzione della volontà di svolgere una determinata attività.

Alcuni sportivi accusano sbalzi di umore, lieve depressione e/o ansia, difficoltà a dormire, stanchezza e via dicendo.

Il deficit calorico (soprattutto di zuccheri) è responsabile in primis di questi stati alterati: provocando dei cambiamenti nel sistema neurotrasmettitoriale del cervello, espone l’individuo ad una serie di problematiche che vanificano o limitano fortemente gli sforzi compiuti.

Detto questo, sulla scelta quali-quantitativa dei cibi se ne parla molto spesso, pensando che sia l’unica soluzione in grado di “redimerci” dal sovrappeso o da una forma fisica non proprio al “top”.

Una recente statistica afferma che in Italia oltre il 90% delle persone che intraprende una dieta falliscono, indipendentemente dal tipo di dieta sostenuta.

E’ stato scritto tantissimo sulle diete dimagranti e sulle differenti tipologie esistenti: dieta a "zona", dieta basata sul gruppo sanguigno, dieta tisanoreica, dieta basata sull’igienismo... ma ancora nessuna valida soluzione sembra essere in grado di assicurarae risultati sicuri.

Al giorno d’oggi la dieta più diffusa al mondo rimane quella... "yo-yo".

Si perde peso per un breve periodo e successivamente lo si riacquista - a volte anche con gli interessi, aumentando, di fatto, oltre che il peso corporeo, l’incidenza di patologie dismetaboliche. Ma perché avviene questo?

Ciò è dovuto a una molteplicità di fattori, tra i quali uno dei più decisivi rimanda molto probabilmente al fatto che ci si sofferma solo sull’aspetto “esternalista” della dieta, mentre non si tiene in giusta considerazione un altro aspetto: ossia quello “internalista”.

Quest’ultimo molto spesso non viene preso in considerazione dalla ricerche del settore.

Il motivo per cui sbagliamo così tanto risiede nel fatto che il nostro convincimento è sbagliato.

Ci alimentiamo, ci alleniamo, assumiamo integratori trattando il nostro corpo come fosse una macchina, non prestando attenzione a tanti altri fattori che potrebbero direzionarci a risultati di successo. Noi non siamo costituiti soltanto da cellule che vengono alimentate, stressate dall’allenamento e che devono riposare, ma anche e soprattutto da energia e vibrazioni che governano la vita cellulare.

In tale ottica si può affermare che la “visione d’insieme” potrebbe rappresentare il metodo più efficace da poter utilizzare.

In quest’articolo esamineremo l’aspetto inerente la psicologia del dimagrimento che, abbinata all’aspetto materiale della dieta (scelta degli alimenti, distribuzione dei pasti, introito calorico ecc.), può essere in grado di farci raggiungere risultati eccezionali.

Ri-programmare la propria autoimmagine e la percezione degli alimenti.

La realtà che viviamo quotidianamente dipende da ciò che pensiamo di noi stessi e delle cose intorno a noi.

La proiezione mentale dell’immagine che abbiamo di noi stessi determina le nostre azioni; per poter dimagrire, quindi, dovremo imparare a ri-programmarla.

Nell’intraprendere un regime alimentare dimagrante spesso resistiamo alle "tentazioni" e a volte tendiamo a cadere in cibi a noi proibiti. Anche il “resistere” a queste tentazioni crea una forte sollecitazione ed uno squilibrio emotivo, che successivamente viene riequilibrato con una maggiore assunzione di cibo. Il principio che sta alla base di questo meccanismo può essere chiarito dal seguente esempio: per interrompere il flusso d’acqua che scende dal rubinetto non bisogna mettere la mano sotto per arginarlo, altrimenti si bloccherebbe solo per un breve istante per poi fuoriuscire in maniera più violenta. Bisogna, perciò, chiudere il rubinetto.

Nella realtà fenomenica quando vediamo un alimento, sulla nostra retina si imprime un’immagine. Il cervello cerca un ricordo di quell’immagine e delle sensazioni legate ad essa, creando così la sensazione del presente. Questo processo si svolge in un millesimo di secondo.

In altre parole, vengono attribuiti determinati significati in funzione della nostra esperienza, non necessariamente della effettiva realtà.

Gli occhi fungono da primo fascio laser mentre gli altri sensi, associati alle emozioni, funzionano come secondo fascio. Più i sensi sono acuti e associati ad un’emozione viva, maggiore è l’impatto sul nostro cervello, che agisce come una pellicola fotografica. Questo procedimento “olografico” della mente fa dunque appello a reazioni elettriche, elettromagnetiche e chimiche - e le immagini mentali che ne derivano vengono interpretate dal nostro corpo e dal nostro cervello come se fossero reali.

Un dato molto importante ci viene dalla Fisica in riferimento alla legge dell’energia elettromagnetica, la quale afferma che ogni volta che viene generato un campo elettrico si crea una forza di attrazione magnetica. Applicando tale legge alle modalità di funzionamento del nostro cervello, ne deriva che le immagini mentali che formiamo in esso generano un’energia magnetica che "attira" a noi ciò che immaginiamo.

Questo fenomeno fu chiamato da Carl Gustav Jung “legge della sincronicità”. Paul Liekens lo definisce “legge della risonanza” mentre in fisica quantistica lo troviamo come “legge di attrazione” - in base alla quale nella nostra vita tendiamo ad attrarre tutto ciò a cui prestiamo attenzione.

Si può quindi affermare che “il simile attrae il simile”, e se nella mente abbiamo un’immagine di noi stessi che non rispecchia la realtà, è proprio quest’ultima che proietteremo nella nostra vita.

Lo stesso dicasi per alcuni “cibi spazzatura” che spesso vorremmo consumare proprio nei periodi di restrizione calorica. Incapaci (solamente per una nostra erronea convinzione) di bloccare i perniciosi pensieri ricorrenti, conseguenti al desiderio per un determinato alimento, resistiamo per poi caderne vittima successivamente, generando così gravi sensi di colpa.

Sotto un profilo meramente pedagogico, l’educazione di molti individui fin dalla giovane età è l’imprinting ad un modello educativo preminentemente “perfezionista” . Il metodo punizione - premio, inclusione - esclusione, approvazione - disapprovazione risulta il più diffuso. Spesso i genitori rimproverano il proprio figlio per il cattivo comportamento tenuto, ma si dimenticano di elogiarlo quando invece è buono.

Questa tipologia di educazione risulta "conveniente" per raggiungere i nostri obiettivi ma solo se tutto va bene! Purtroppo la vita reale è ben diversa e spesso questi individui vanno incontro a profonde frustrazioni.

Bisogna, quindi, comprendere che per raggiungere un qualsiasi obiettivo è necessario sbagliare, e successivamente percepire quello sbaglio come un feedback, un qualcosa che potrebbe insegnarci a non commettere altri errori in futuro. Se lo stesso sbaglio viene percepito come un fallimento, la persona si demotiva creando immagini mentali depotenzianti, che aggravano la situazione di stress dovuta alla dieta dimagrante. Eppure è una cosa assolutamente naturale sbagliare, mentre è la perfezione che non lo è. Noi non siamo i nostri errori.

L’immagine mentale cambia a seconda di ciò che si vive e/o si interpreta come un "successo" o "fallimento". Ognisuccesso che si registra migliora l’immagine mentale che si ha di sè. Fissare degli obiettivi positivi e facili da raggiungere aumenta le probabilità di raggiungere la propria meta. La parola chiave non è sperare ma credere.

Se credo nelle mie capacità e immagino di essere in grado di riuscire, l’immagine mentale che ho di me stesso migliorerà - come se avessi già raggiunto i miei obiettivi.

La costante ripetizione nel tempo di questo processo influenzerà la materia cerebrale, lasciandovi un’impronta (traccia neurologica) che verrà ripercorsa velocemente ed in maniera automatica nel momento in cui andremo incontro a fasi di allarme-stress, migliorando così la nostra autoimmagine e potenziando la gestione delle immagini mentali depotenzianti.

Il cervello crea verità sulla base di quante volte si è confrontato con quell’informazione. Fin da piccoli veniamo "programmati" ad avere un’ immagine di noi stessi tramite degli stimoli ripetitivi. La ripetizione di tali stimoli crea delle neuro-associazioni che si collegano alla nostra identità. In tal modo sviluppiamo delle credenze, creando un modello della realtà che ci fa percepire la realtà stessa delle cose.

Se 100 individui vengono uno dopo l’altro da dire ad un’altra persona che è un i un tizio a dirgli che è un imbecille, questo finirà per dubitare di se stesso credendo (o almeno ammettendo) che sia vero.

A forza di ripetere le frasi negative, il nostro cervello le registrerà finendo con l’influenzarci a livello inconscio. Il problema,quindi, non risiede nella realtà delle cose, ma in quello che viviamo e nell’interpretazione che ne diamo.

Non è ciò che è, ma è ciò che crediamo che sia, ad influenzare il nostro cervello.

Un esercizio di ri-programmazione

Il seguente esercizio potrebbe rivelarsi utile per aiutarvi a ri-programmare la vostra immagine mentale, anche ai fini di una strategia nutrizionale.

1 Visualizzate il tipo di fisico che vorreste avere. Siate realisti nella scelta del corpo che desiderate avere, altrimenti rimarrete delusi e vivrete un nuovo fallimento.

Piccoli successi portano nel tempo a grandi successi.

2 Visualizzate i minimi dettagli e fate appello a tutti i vostri sensi: ciò che immaginate deve essere reale.

3 Sentite i suoni dell’ambiente in cui vi trovate, i complimenti che ricevete per la vostra linea, assaporate i cibi che vi permettono di essere snelli, sentitevi bene dentro il vostro corpo. Assumete le abitudini di una persona snella.

4 In tal modo immaginate di aver raggiunto il peso desiderato e di gustarne i vantaggi.

5 Eseguite questo "film mentale" almeno 2 volte al giorno, ossia al mattino quando vi alzate (momento in cui la mente è facilmente programmabile) e prima di andare a dormire, per un periodo di almeno tre settimane; poi sarà sufficente eseguirlo anche soltanto al mattino per pochi minuti.

Prima di "proiettarvi" questo film, assicuratevi di trovarvi in uno stato di rilassamento, in modo tale da permettere al cervello di rallentare la sua attività elettrica e di emettere onde alfa, che favoriscono l’apprendimento e lo rendono più ricettivo alle informazioni fornite dai sensi. Ciò permette, altresì, una migliore auto-programmazione e conferisce maggior forza alla visualizzazione e all’immaginazione. Tecniche come il "Theta healing" (metodo di rilassamento che comporta il raggiungimento di uno stato fortemente meditativo, indotto dalle onde teta del cervello) possono essere molto utili, in quanto favoriscono uno stato ipnagogico (relativo alla formazione di immagini mentali, tipico delle fasi di addormentamento e risveglio) in cui la programmazione mentale risulta più efficace.

Come sono solito ripetere, la vita è una scelta quotidiana. Per essere felici, avere successi (come, ad esempio, mantenere il peso raggiunto) bisognerà non smettere mai di fare questa scelta. “Non ho tempo” o “ lo farò più tardi” sono delle solide catene che paralizzano l’uomo. Nessuno ha tempo: bisogna prenderselo, il tempo!

 

 

 

 

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