DIMAGRIRE SENZA DIETE (seconda parte)

Dimagrire senza diete (seconda parte)

Articolo pubblicato sulla rivista "Cultura fisica" nov/dic 2011.

 

Non possiamo correggere ciò che non possiamo controllare..

Debora Conti

 

Spesso alla parola dieta viene associata quella di imposizione, sacrificio e rinunce, rappresentando così un regime basato sul dolore.

Ciò costituisce anche il principale motivo del "boom" delle palestre in primavera, un'illusione di tornare in forma in poco tempo prima dell'estate.

La dieta dimagrante non dev'essere legata esclusivamente all'ottenimento di un risultato ma dovrebbe altresì rappresentare un lavoro di crescita, di assoluta consapevolezza del proprio corpo, su cosa abbiamo voglia di consumare e in che quantità.

Il corpo, in realtà, funziona bene perché legge il minor introito di energia quotidiana come una criticità, come un problema.

Questo è il motivo del crescente ed incontrollabile sviluppo dell'obesità.

Quest'ultima è la prevedibile risposta al repentino mutamento ambientale, legato al nostro assetto genetico che odiernamente rappresenta un fattore a noi sfavorevole, essendo venute meno le condizioni originarie per le quali è stato selezionato.

In passato l’obesità era una condizione protettiva nei confronti di epidemie, carestie, malattie carenziali e malattie intercorrenti; oggi è una condizione che favorisce lo sviluppo di numerose malattie tra le quali malattie cardiovascolari, metaboliche e osteoarticolari.

Appare fisiologico che chi è a dieta la odi, generando un atteggiamento mentale limitante che impedisce di ottenere il risultato desiderato.

La PNL afferma che solo nel momento in cui generiamo uno stato d’animo potenziante possiamo generare comportamenti di successo.

La comunicazione con il cliente

Nella stragrande maggioranza dei casi, un qualsiasi individuo che si affidi ad uno specialista del settore (nutrizionista, dietologo, dietista, educatore alimentare o diet coach) con l'intenzione di adottare un regime alimentare idoneo al proprio obiettivo, da un lato delega tutta la respons-abilità a quest'ultimo, diventando “passivo” al perseguimento della stessa; dall'altro spesso non viene presa in considerazione e talvolta sfruttata dallo specialista la suggestione iniziale che si genera in quel momento fondamentale in modo tale da poter poi instaurare un “rapport” intenso con il cliente.

Il “rapport” dev'essere ricercato al fine di comprendere l'individualità psicologico-comportamentale ,oltre che biochimica, del cliente nonché di investigare i motivi dei precedenti fallimenti dello stesso. Costituisce, pertanto, un indispensabile strumento comunicativo per un'interazione profonda con il cliente. Da questo punto di vista il dietologo, il nutrizionista, il dietista, l'educatore alimentare o il diet coach dovrebbero svolgere in parte anche il ruolo di psico-terapeuta.

Raramente, tuttavia, si utilizza questa opportunità, che inizialmente si comporta come una grande onda che diminuisce progressivamente fino a scomparire, se non alimentata.

Detto questo per direzionare la dieta a risultati di successo se ne deve comprendere la struttura, che in questo caso è rappresentata dalla formula seguente:

“ Suggestione + Parte attiva del soggetto = Risultato”

Non è nient'altro che la stessa struttura adottata in molte religioni, tra cui il vudù, dove si registrano alte percentuali di autoguarigioni.

Il vuduista, infatti, si affida ai propri sacerdoti o sacerdotesse i quali li direzionano alla preghiera o a delle specifiche pratiche, durante l’espletamento delle quali è previsto l'utilizzo di alcuni oggetti o pozioni che si crede siano investiti di un'energia divina.

In tale contesto il praticante è parte attiva del sistema, non delega tutta la respos-abilità al sacerdote ma si adoperanella preparazione dei suoi rituali e nel perseguimento di indicazioni date da esso, credendoci fermamente e prendendosi la respons-abilità della sua buona riuscita.

In queste condizioni , di assoluta certezza , nella mente del praticante si generano immagini potenzianti , le stesse che modificano la propria biologia.

Quando noi crediamo con assoluta certezza a qualcosa, creiamo delle "attitudini" e "tendenze" che renderanno quello che noi pensiamo molto più probabile, è come se costringessimo la realtà a divenire quello che intensamente immaginiamo per buona parte del tempo.

Lo stesso Einstein affermò: “ Il tempo e lo spazio non sono condizioni in cui agiamo ma sono condizioni in cui noi pensiamo”. Lo stesso principio (la creazione della nostra realtà) in fisica quantistica lo troviamo nel "collasso della funzione d'onda" e nella "legge d'attrazione".

Non c'è , quindi, solo un lavoro comportamentale o di capacità, ma anche un lavoro basato sulle credenze, sulle convinzioni, sui valori, sull’identità che rappresentano i principali responsabili del successo nella dieta come delle guarigioni spontanee.

Abitudini e rituali nella dieta

Le abitudini sono il motivo principale per il quale, tanti sportivi, una volta cessata l’attività, perdono progressivamente la loro eccellente forma fisico-sportiva, spesso ingrassando esponenzialmente.

Essi sono abituati a mangiare cibi molto nutrienti, anche se non “pesanti”, adatti alla vita di un atleta che brucia tante calorie e che possiede un alto metabolismo basale.

Ma quando si smette l’attività atletica questa forte neuro-associazione cessa.

Modificando i comportamenti abitudinari si modificano anche i risultati, sia in senso positivo che negativo.

A quel punto occorre ripensare alle proprie abitudini alimentari in favore di un regime più povero di calorie, ma pur sempre equilibrato. Ciononostante anche questo approccio porta spesso al fallimento, in quanto tale tipologia di individui, una volta cessata definitivamente l'attività sportiva, non è più in grado di utilizzarlo come strumento di perseguimento della dieta.

Anche in questo caso risulta fondamentale prendere in considerazione un metodo piuttosto che una dieta.

Focus: comunicare con lo stesso linguaggio della mente.

Comunicare con lo stesso linguaggio della mente è indispensabile per l'ottenimento di risultati di successo.

I trattati della neurologia insegnano che il nostro cervello è un unico blocco che processa le informazioni in modo automatico e sequenziale.

Questa visione, tuttavia, è destinata ad essere smentita una volta compresa quale sia effettivamente la comunicazione più efficace da utilizzare.

Il nostro cervello è diviso in due emisferi cerebrali che sono separati idealmente ma non realmente.

In ogni individuo, l’emisfero dominante presiede al linguaggio e alle operazioni logiche, mentre l’altro controlla le emozioni, le capacità artistiche e la percezione spaziale.

Il modello "emisfero sinistro - pensiero razionale ed emisfero destro - pensiero creativo", se non viene inteso come una rigida dicotomia, è in realtà coerente a molte osservazioni rilevate sia nella esperienza clinica che psicoanalitica.

Il nucleo della questione è che i nostri comportamenti sono una risultante dello scambio di informazioni dei nostri due emisferi, che agiscono in maniera differente tra loro.

La PNL ha scoperto che le persone di successo raggiungono determinati risultati soprattutto perché presentano unacomunicazione efficace tra i due emisferi cerebrali.

In tale ottica un'adeguata comunicazione risulta fondamentale per direzionare il nostro focus sul risultato che vogliamo ottenere e non su tutti gli imprevisti o problemi che incontriamo durante il raggiungimento dello stesso.

Il focus illustra il punto di vista o l’atteggiamento o la visione su cui ci si “focalizza”, su cui si pone la nostra attenzione.

Per il raggiungimento degli obiettivi è fondamentale avere il focus rivolto verso la soluzione e non verso i possibili problemi vissuti o che potrebbero verificarsi. Inoltre il focus è connesso fortemente con i nostri stati d'animo e, come accennato all'inizio di quest'articolo, la PNL afferma che solo nel momento in cui generiamo uno stato d’animo potenziante possiamo raggiungere risultati di successo.

Il focus si controlla con le domande.

Facendo un esempio pratico, nel momento in cui con la nostra parte razionale (l'emisfero sinistro, per i destrimani) diciamo a noi stessi :”Perchè son così?”, l'emisfero destro, attingendo dai propri programmi mentali, risponderà :“Perchè sei sfortunato, sei così e non ci puoi far niente”.

Ma se mantenessimo la stessa frase sostituendo semplicemente il “perchè” con il “cosa o come”, la comunicazione cambierebbe e consequenzialmente anche il comportamento adottato nei confronti dell'obiettivo. In sostanza dicendoci“Come (o cosa) posso fare per ottenere una forma fisica eccellente?”, daremo un'informazione efficace al nostro cervello che, avvalendosi di specifici programmi mentali potenzianti, troverà la soluzione idonea alla nostra circostanza.

Il perchè in questo caso rappresenta una parola altamente limitante.

Quando un cliente va dallo specialista e quest'ultimo nota una linguistica basata su un focus depotenziante, dovrebbe correggerla dicendogli semplicemente: “Non chiederti il perchè è così” ma chiediti: “Come posso raggiungere questo risultato”?

Nella pratica, nei nostri comportamenti questa semplice azione ha un “impact factor” molto potente, predisponendoci a comportamenti efficaci nel raggiungimento del nostro obiettivo.

I livelli logici applicati al dimagrimento

La forza di volontà non basta se non accompagnata da un lavoro mentale ed una efficace comunicazione tra cliente e specialista. I livelli logici possono esserci d'aiuto in tale circostanza.

Ambiente

Ormai è un dato di fatto che l'obesità è l'espressione di un’interazione fra l’individuo e il suo ambiente (epigenetica), anche sotto un profilo meramente psicologico, di tratti di personalità.

John B. Watson, uno degli psicologi più influenti del secolo scorso, in contrapposizione al comportamentismo classico riteneva che la diversità dei fattori ambientali influenzi ciò che apprendiamo e diventiamo nel corso della vita.

Nell’elettrodinamica quantistica (quantizzazione del campo elettromagnetico) si considera la quantizzazione dell'energia relativa ai livelli energetici degli elettroni, affermando che ogni atomo produce una vibrazione che influenza gli atomi adiacente ad esso. In altri termini il campo (costruttivo o distruttivo) che posseggono le persone che ci circondano influenza il nostro campo, alterando positivamente o negativamente i nostri comportamenti (connessi ai risultati) nel corso del tempo.

Spesso capita di vedere persone in sovrappeso che mangiano insieme, ma anche persone che mangiano lentamente o persone in normopeso che mangiano insieme: non si tratta di forme di discriminazione ma inconscio collettivo (Carl Gustav Jung).

Questo principio viene utilizzato dalla socioterapia (che non è psicoterapia) ed è espressione del metodo di “fare le cose insieme” per raggiungere un determinato obiettivo tramite l'adozione di specifiche strategie educative.

Se volete imparare a controllare questo livello potrebbe essere molto utile frequentare persone che hanno il vostro stesso obiettivo, che l'hanno raggiunto o che sono magre naturalmente.

In alcuni casi o situazioni bisognerà abituarsi a confrontarsi con amici, familiari e con la società che ci circonda.

In tale contesto ricopre un ruolo fondamentale l'attuazione di metodi speditivi e semplici che aumentino il senso di controllo: utilizzo della mano sinistra (se siete destrimani, viceversa per i mancini), eseguire due compiti contemporaneamente, sovraccarico sensoriale e via dicendo.

Comportamenti

In questo livello la domanda da porsi è: “Cosa hai fatto finora per il tuo peso?”

Questa domanda può essere posta anche dallo specialista (coaching) oltre che dal cliente stesso (self-coaching) per capire quali comportamenti ha adottato e il proprio grado di motivazione.

I comportamenti riguardano anche le modalità di consumo degli alimenti:

mangiare lentamente, avanzare il cibo nel piatto, delegare allo stomaco (ossia prendere coscienza del cibo che desideriamo).

I comportamenti sono connessi fortemente alle credenze.

Una di quest'ultime (limitanti) è quella relativa al dover consumare tutto il cibo presente nel piatto durante i nostri pasti.

Risulta molto utile prendere coscienza del bisogno fisiologico: quando il corpo ci segnala che dobbiamo mangiare tramite lo stimolo della fame, a differenza di quello nervoso, oggettivo, sociale o mentale.

Da un punto di vista pedagogico-alimentare spesso accade che i genitori preoccupati, di non nutrire abbastanza il proprio figlio, abbondino nelle porzioni senza accorgersi dei danni potenziali che derivano da tale eccesso. Questi comportamenti negativi diventano a lungo andare delle abitudini appresi nell'inconscio e il bambino inizia a mangiare per vizio o per obbligo senza rendersene conto.

Le “acquisizioni inconsce” riguardano non solo il dover consumare tutto il cibo presente nel piatto, ma anche le combinazioni di cibi sbagliate o dal consumo eccessivo di cibo dei genitori in presenza dei figli.

Chi è in sovrappeso dalla tenera età, spesso, non ha ostacoli mentali tali da ricercare soddisfazione nel cibo, mangia semplicemente per abitudine, e quindi per la ripetizione di comportamenti sbagliati nel tempo..

Ma avete mai pesato quanto cibo immettete annualmente continuando con questo modulo depotenziante?

Per interrompere quest'ultimo bisogna avanzare nel piatto una parte del pasto preparato.

Quest'ultimo può essere messo da parte e successivamente consumato oppure semplicemente buttato al fine di liberare la persona dal senso di colpa dell'aver consumato tutto il cibo.

I comportamenti vanno sostituiti e non eliminati, così se smetto di mangiare determinati alimenti “ingrassogeni” non risulta una strategia efficace iniziare a fumare o consumare più sigarette, come spesso accade.

Credenze e valori

Avere delle credenze e dei criteri non utili per soddisfare determinati valori può dirottarci al fallimento nella dieta.

Ad esempio possiamo avere il valore salute tra i primi valori della nostra vita ma parallelamente una credenza depotenziante per soddisfare tale valore. Così se il mio valore è quello della salute ma per soddisfarlo credo che basti limitarsi solo su qualche cibo particolare, oppure praticare un'attività sportiva una volta a settimana, assumo un atteggiamento che potrebbe risultare fuorviante ai fini del raggiungimento dell'obiettivo stesso.

Oltre alle credenze menzionate nel livello dei comportamenti un'altra molto in “voga” è quella relativa alla convinzione "non utile" riguardo alla propria predisposizione genetica.

Le riviste e le documentazioni scientifiche affermano ripetutamente che si è obesi o in sovrappeso per questioni genetiche. Ciò porta a far pensare le persone di non poter fare nulla per il proprio destino, perché tutto pre-determinato (determinismo genetico).

Molti, conseguentemente, si agitano perchè pensano ai geni presenti nella propria famiglia e la loro predisposizione ad essere come sono. Questo stimola staticità nei comportamenti da attuare per conseguire il cambiamento.

Tali convinzioni generano “modi di dire” e frasi come: “non potrò mai perdere peso perché è un fatto genetico”oppure “tutte le volte che ho provato una dieta non ha funzionato e non funzionerà neanche stavolta perchè geneticamente son predisposto ad ingrassare anche mangiando un grissino!”

Questa frase se analizzata linguisticamente presenta una violazione al metamodello, una generalizzazione di un'esperienza, tramite l'utilizzo di espressioni troppo generiche per essere reali ed oggettive: sempre, tutto, mai, nessuno, chiunque, ognuno (quantificatori universali).

Spesso questa terminologia linguistica rappresenta un campanello d'allarme che dovrebbe essere preso in considerazione dallo specialista, o dal cliente stesso, al fine di tamponare queste credenze e generalizzazioni con delle contro-domande, del tipo: “Hai mai conosciuto persone che pur se geneticamente predisposte ad ingrassare hanno ottenuto risultati eccezionali?”; oppure per capire i programmi mentali del cliente: “Come fai a saperlo che non funzionerà neanche stavolta?”

Un altro metodo è quello di dare la prova empirica del contrario ossia contrastare la credenza acquisita con un'altra, e quindi all'affermazione:”E' questione di genetica” si può controbattere “E' ormai un dato di fatto che la genetica ricopre un ruolo marginale nel dimagrimento” e continuare connettendolo allo stile di vita, all'interazione tra individuo e ambiente per respons-abilizzare maggiormente il proprio cliente.

Identità

Il dimagrimento è prevalentemente una questione di identità.

Si deve cercare di essere magri dentro per poi dimostrarlo fuori.

Per comprendere la propria identità o quella del proprio cliente bisogna prendere coscienza della comunicazione intrapersonale o interpersonale, e questa è nascosta nelle parole che vengono dopo “Io sono”, ad esempio: “Io sono uno a cui piace mangiare”.

In questo caso si può ricorrere ad una contro-domanda e successivamente al modeling delle persone naturalmente magre.

La controdomanda in questo caso sarà: “Perchè pensi che alle persone magre non piace mangiare? Secondo te quali comportamenti alimentari hanno differentemente da te”?

Occorre copiare la struttura del magro "naturalmente", non tanto per quante volte va in palestra, ma chi crede di essere per essere così magro.

Un'identità alterata è connessa a “false visioni di sé stessi”e quest'ultime possono essere modificate con la visualizzazione e specifiche tecniche di PNL.

Stress e dieta

L’attività fisica ricopre un ruolo fondamentale per godere i benefici del movimento tra cui, oltre all'accelerazione del metabolismo basale, quello di scaricare lo stress.

Se per ridurre lo stress non viene fatta attività motoria è facile ripiegare sul cibo.

La gestione dello stress nel perseguimento della dieta ricopre un ruolo fondamentale, poiché aumentando la tensione psicologica diminuisce la “sensazione di controllo” nel soggetto.

Il cortisolo è tra i principali responsabili del fallimento delle diete.

Se prodotto in eccesso, ostacola il processo di dimagrimento.

Esso infatti tende principalmente a :

•ridurre la mobilizzazione dei grassi di deposito per conservarli in situazioni di emergenza, tramite un segnale diretto alle cellule adipose;

•peggiorare l’efficienza dell’insulina, provocando più facilmente sbalzi glicemici e crisi di fame da carboidrati;

•alterare la concentrazione di serotonina (coinvolta nell'umore e nell'appetito) a livello cerebrale, facendoci sentire più depressi e demotivati nello svolgimento di qualsiasi attività (come ad esempio quello di seguire una dieta dimagrante);

•bloccare l’azione lipolitica dell’ormone della crescita e paralizzare l’importante funzione svolta dagli ormoni sessuali (testosterone ed estrogeni);

•Interferire negativamente con l’ormone del sonno (la melatonina). L’alterazione del ritmo sonno-veglia porta, in molti casi, all’aumento degli ormoni dello stress. Tali ormoni favoriscono il consumo di cibi ricchi di zuccheri per riequilibrare le concentrazioni della melatonina e della serotonina, alterate dalla condizione fisica e mentale di spossatezza (si consideri inoltre che durante il sonno l’organismo secerne l’ormone della crescita).

•Innescare, quando il cortisolo raggiunge livelli “border-line”, un “rebound” glicemico (l’ipoglicemia che segue all’iperstimolazione dell’insulina indotta dall’iperglicemia), che può portare a consumare nel giro di poco tempo altro cibo. Il controllo della glicemia riveste un ruolo importante nei meccanismi implicati nella lipolisi e nel controllo dell’appetito.

•Gli sbalzi della glicemia sono assolutamente dannosi in quanto viene bloccata completamente la lipolisi allorquando la glicemia si alza sopra il livello normale.

•Influenzare negativamente lo stato d’animo dell’individuo, facendolo sentire più demotivato nei confronti della dieta.

Il metodo "Giusto peso per sempre"

Dieta deriva dal greco dìaita che significa “modo di vivere”.

Per i greci e i romani la nozione di dieta comprendeva tutto il benessere: il nutrimento, il movimento, la cura del corpo e dell’anima tramite la musica, la poesia e via dicendo e non veniva intesa nella sola accezione di restrizione calorica e sacrificio come base dei risultati che si sarebbero ottenuti.

Il metodo "Giusto peso per sempre" di Debora Conti affonda le proprie radici nel modellamento dei magri naturalmente. Esso si basa su comportamenti alimentari differenti dalle persone obese: il fattore genetico non è, quindi, il solo (come sostenuto da molti esperti) che agisce e interagisce nel processo di dimagrimento.

La struttura delle persone magre naturalmente può e dev'essere modellata, impiantandola nelle persone in sovrappeso o obese.

Essa prevede 7 punti da seguire che rappresentano il metodo più efficace che può essere adottato escludendo la scelta quali-quantitativa del cibo.

Le persone "magre naturalmente" ascoltano inconsciamente il loro stomaco, seguono il senso di sazietà, smettendo di mangiare quando son sazi.

Parallelamente anche la persona che desidera dimagrire si può regolare ascoltando il suo secondo cervello, ossia lo stomaco.

Nei praticanti di body building e fitness questo sistema può essere adottato sia nella fasi di restrizione calorica per anticipare il senso di sazietà, sia nella giornata o nel pasto libero durante la settimana per non eccedere nel cibo e per il sesso femminile nei giorni in cui si ha il ciclo mestruale e risulta difficoltoso seguire la dieta.

1 Mangia appena senti fame

I magri naturalmente ascoltano inconsciamente i messaggi di fame e sazietà del loro corpo.

Lo abbiamo fatto tutti nei primi anni della nostra vita ma successivamente siamo diventati “sordi” a questi segnali. Sarebbe un pò come andare al concerto del nostro cantante preferito con i tappi nelle orecchie e volersi divertire ugualmente.

Per ritrovare il dialogo con il nostro corpo basterebbe ascoltarlo e diventerebbe semplice cosa mangiare nelle quantità giuste, quelle che servono.

2 Mangia ciò che vuoi spesso e in dosi moderate.

L'uomo primitivo mangiava spesso perché si nutriva di ciò che trovava durante l' approvvigionamento del cibo, vista l'impossibilità di conservarlo per tempi molto lunghi, come accade oggi. Non si ha quindi la necessità di fare "magazzino", possiamo permetterti di velocizzare e alimentare spesso il nostro metabolismo, facendogli sapere che di cibo ce n'è quando lo stomaco lo cerca.

3 Avanza sempre qualcosa nel piatto.

Per contrastare la credenza potenziante più diffusa (quella menzionata nel livello dei comportamenti) e per esorcizzare la persona dal senso di colpa.

4 Posa la forchetta dopo ogni boccone.

Lo stimolo della sazietà che parte dai centri cerebrali non è tanto strettamente correlato alla quantità di cibo bensì è direttamente proporzionale alla lentezza con cui si consumano i cibi o meglio al loro tempo di assunzione.

Gustare lentamente il cibo è importante perché lo stomaco invia il segnale di sazietà al cervello con un ritardo di 20 minuti dall'inizio della consumazione del pasto.

5 ascolta il tuo corpo ogni giorno di più.

Il tuo corpo ti dice di cosa ha bisogno,

Anche nel suo libro “Bodybuilding”Fabbri Ed. 1999 Giovanni Cianti evidenzia la specificità dell'appetito. Il nostro corpo ci dice se abbiamo bisogno di carboidrati, proteine o grassi.

6 Apprezza ogni boccone al 100%

Questo espediente viene utilizzato al fine di produrre una sensazione benefica a livello emotivo.

Il piacere associato a questa sensazione permette un equilibrio dell'assetto neuro-trasmettitoriale del cervello, tramite uno stimolo del sistema endorfinergico si genera la produzione di sostanze parallelamente paragonabili alle sensazioni del Runner's High (l' euforia riscontrata da molti atleti durante e dopo la pratica sportiva prolungata).

Queste sostanze hanno capacità analgesiche, calmanti e appaganti, aumentando il senso di controllo della persona durante il perseguimento della dieta tramite la stabilizzazione e l'anticipazione dello stimolo di sazietà.

Il problema subentra quando lo stesso alimento viene demonizzato, percependolo come un qualcosa di sbagliato. Questo aspetto ha un impatto molto negativo soprattutto sulle persone che posseggono un’educazione preminentemente perfezionista.

7 Se hai il dubbio di essere sazio , fermati!

Questo è un punto che i magri naturalmente applicano inconsciamente.

Si tratta semplicemente di una presa assoluta di coscienza dello stimolo di sazietà: o meglio la persona in sovrappeso o obesa che odia le diete non possiede una consapevolezza tale da permettergli di smettere di mangiare quando il senso di sazietà invia i primi segnali.

Per prendere consapevolezza di tale processo risulta indispensabile decidere di fermarsi tra i punti 5 e 6 della seguente scala:

1 ------ Molta fame

2

3

4 ----- Famelico

5

6

7 ----- Sazio

8

9

10 ---- Molto sazio

Abitudini potenzianti

Come afferma Debora Conti la ripetizione è la madre di ogni successo.

Numerosi esperimenti hanno dimostrato come siano necessarie circa tre settimane affinché una nuova abilità possa diventare abitudine (ossia una serie di comportamenti radicati nell’inconscio).

Nel suo libro psico-cibernetica Maxwell Maltz ci illumina sul cambiamento delle abitudini e della personalità in 21 giorni. In questo caso è meglio specificare che le prime settimane sono le più difficoltose per cambiare un’abitudine che solo successivamente diventerà più facile da mettere in pratica, poiché viene inglobata nella sfera delle cose normali.

In questo periodo il cervello viene cablato, producendo nuove sinapsi che sono la conseguenza dell'apprendimento di nuovi comportamenti.

Ma capita spesso che le persone per 21 giorni fanno le cose giuste per poi ricadere negli errori precedenti. Questo accade perché non si fa riferimento a 21 giorni di attesa o di sacrifici ma di esercizi ripetuti. La PNL funziona per le sue tecniche rigenerative, ripetute nel tempo.

Se vuoi anche che dopo i 21 giorni le tue buone abitudini continuano a seguirti, fagli vedere i vantaggi , cioè i miglioramenti della propria vita: dai delle sensazioni ai tuoi obiettivi ricercandole quotidianamente.

 

 

 

 

 

 

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