DILEMMA DIMAGRIMENTO

DILEMMA DIMAGRIMENTO: questione di psicologo o dietologo?

 

Articolo reddatto dal dott. Claudio Lombardo e dalla dott.ssa Stefania Romano. Rivista "Cultura fisica e fitness", marzo/aprile 2014.

 

Una delle ragioni principali per le quali siamo motivati a mangiare è quella di mantenere le riserve ad un livello tale da impedire un deficit di energia. Il nostro corpo trasforma il cibo in energia, che serve per la funzionalità del proprio organismo e per darci energia nelle attività quotidiane, rappresentando così un sistema in continuo “equilibrio dinamico” nell’ “instancabile” scambio di materia ed energia con l’ambiente esterno. Durante la digestione gli alimenti, costituiti da composti chimici complessi, si trasformano in sostanze semplici che sono i principi nutritivi o nutrienti. Queste trasformazioni avvengono in presenza di ossigeno….. ecc.ecc.ecc.

Non so voi, ma io ho già raggiunto il mio terzo sbadiglio. E se continuo a scrivere in questi termini probabilmente codificherò questa pubblicazione proponendola come brevetto per la cura dell’insonnia….

Battute(?) a parte, rovesciamo per un attimo la logica della stragrande maggioranza delle teorie che ruotano attorno all’universo del dimagrimento, anche se fra sindromi paranoidee, disturbi di personalità, missioni impossibili e lente “mutazione genetiche” delle teorie che hanno gravitato in questo settore abbiamo raggiunto la sottile consapevolezza che, molto spesso, il consulto dietologico - anche costante e duraturo - non rappresenta la soluzione definitiva al fenomeno oramai diffusissimo dell’obesità e del sovrappeso. Le statistiche confermano questa terribile visione: nel 2008, secondo l’OMS, 1,5 miliardi di individui nel mondo erano in sovrappeso, 200 milioni di uomini e 300 milioni di donne erano obese. Le patologie più diffuse legate all’obesità vanno dalle malattie cardiovascolari, diabete, ictus fino a depressione e sindrome metabolica. Ma il dato più allarmante è che, secondo alcune ricerche, oltre il 95% delle persone che segue una dieta (anche sotto la supervisione di un dietologo) non solo fallisce nel lungo periodo ma riprende i chili persi, spesso, con gli interessi.

Il caos dalle seduttive e “volatili” dichiarazioni orali di diversi autori, che incitavano allo studio scientifico di modelli (fin troppo rigidi) di categorizzazione (generalizzazione induttive), nonché le acclamazioni sulla presunta efficacia di determinate “diete” (l’entusiasmo iniziale può esaltare gli effetti reali di una dieta estendendoli nel lungo periodo) ha condotto, da un lato, ad una crescente “entropia” nel mondo del dimagrimento ma, dall’altro, ha permesso di dirigere il nostro sguardo – in questi ultimi anni - verso aspetti dell’essere umano non ancora presi in considerazione nel campo della tradizionale dietologia.

L’emergere di tecniche di allenamento mentale - come alcuni metodi proposti dalla PNL o dalla Psicologia - finalizzate alla riduzione del peso stanno diventando sempre più utili, efficaci e, soprattutto oggi, sembrano rappresentare delle “reali” strategie utilizzate da molti “professionisti del dimagrimento” per la riduzione del peso.

In uno dei maggiori contributi del nostro settore relativi al dimagrimento, ossia “La Dieta COM” del dott. Massimo Spattini, troviamo un intero capitolo sulla PNL (redatto dal sottoscritto) tematiche come il senso di controllo, lanutrizione consapevole (ossia il percepire “attivamente” le emozioni che il cibo veicola), il modellamento dell’uomo primitivo (non solo l’investigazione su quali cibi rientravano nel protocollo alimentare dell’uomo primitivo, bensì come egli li consumava) e via dicendo. Un capitolo tra i tanti, è un gran passo!

Probabilmente siamo arrivati ad un “punto di non ritorno” che ci sta incoraggiando, per dirla con Thomas Kuhn, ad un“mutamento di paradigma” (The Structure of Scientific Revolutions, 1962), a delle “rotture epistemologiche” ( G. Bachelard, Il nuovo spirito scientifico , 1934) ovvero - facendo riferimento al grande K. Popper ( il quale sosteneva che “ogni teoria dovrebbe essere falsificabile” (Fälschungsmöglichkeit) tramite l’utilizzo delle regole della logica formale(“modus tollens”). Sul punto nota è la ricca metafora del “tacchino induttivista” ideata da B. Russell) - a comprendere come la teoria dovrebbe essere sottoposta continuamente alla critica con l’impegno di superare determinati “obstacles”concettuali, magari con lo stile di W. James in continui “cambi di prospettiva”, proponendo nuove elaborazione di principi, soprattutto se gli effetti di quelle in auge risultano trascurabili perché le ricerche prendono in esame solo alcuni aspetti dell’uomo (come quello biologico).

Valutando tutte le variabili in gioco (fra cui quelle derivanti dalla componente mentale) nel percorso del dimagrimento, possiamo raggiungere un qualcosa che si avvicini all’espressione greca “Kalòs” che, a dispetto della riduttiva spiegazione wikipediana (alcuni termini vanno “storicizzati” per non imbattersi in “infortuni” di traduzione), rappresenta non il “bello”, ma l’integro, il compiuto, il non diviso, il non separato, come il concetto “corpo” e “mente” volgarmente scisso nella dietologia tradizionale, e non solo.

Ma se l’obesità è stata codificata come patologia, e se tale patologia affonda le sue radici prevalentemente nei processi motivazionali che portano ad “abitudini mentali” che dirigono l’universo di comportamenti dell’essere umano, e se tali abitudini nel momento in cui divengono controproducenti dirigono all’errata modalità di consumo degli alimenti e alla scelta incontrollata degli stessi e, quindi al sovrappeso, appare logico che il dimagrimento dovrebbe essere più una tematica trattata dal settore della psicologia che da quello della dietologia, o quantomeno non principalmente da quest’ultima. In uno dei suoi ultimi seminari al quale ho partecipato insieme alla dr.ssa Stefania Romano, il dott. Raffaele Morelli affermò che “la psicoterapia applicata al dimagrimento sarà il futuro”. Una predizione data da un professionista di eccezionale levatura che la dice lunga in quale campo andrebbe giocata la partita sul dimagrimento.

L’obesità o il sovrappeso, molto spesso, non sono questione di scelta di “alimenti sbagliati” bensì è prevalentemente l’incontrollabilità con cui essi vengono scelti, le “modalità” di consumo degli stessi nonché determinate abitudini alimentari a portare la persona ad un aumento cronico del peso o ad un’impossibilità di una sua riduzione. Inoltre, le influenze socio-culturali, psico-affettive, i condizionamenti della società, costituenti strutturali di nevrosi comportamentali e non - insieme alle differenze biologiche – rappresentano quelle variabili che andrebbero valutate “integralmente” nell’individuo.

Volendo tentare di risolvere la contraddizione che il titolo dell’articolo propone al lettore, si potrebbe affermare che “l’approccio alla dieta risulta inutile se prima di tutto non cambia anche l’atmosfera mentale dell’individuo” .

Sintesi perfetta riferita ad una logica qualificabile come “errore comune” è di puntare tutto sul quel termine assoluto rappresentativo del campo del dimagrimento: DIETA!!! Orrore il solo pronunciarlo, un turbamento che fa’ formicolare il cuoio capelluto, anticamera del circolo vizioso dell’autopunizione che porta – molto spesso – ad una sequenza carica di un pessimo significato, e ancor più di un pessimo finale : dieta - trasgressione - crollo dell’autostima - ulteriore sovrappeso - senso di colpa.

Gli organismi complessi, quali i nostri, non si limitano ad interagire, a generare risposte esterne – spontanee o consapevoli –, a rispondere a semplici leggi di “causa-effetto”.

Questo perché, per dirla con una metafora, il nostro organismo è caratterizzato da vicende storiche (contenuti esperienziali); evoluzioni geografiche e trasformazioni geologiche (interne ed esterne); processi matematici tra i differenti micro-sistemi che lo compongono; produzione e reazioni chimiche di feed-back negativi e positivi; diatribe “filosofiche” di valutazione tra costi e benefici…. praticamente tutto!

Questo fa comprendere come esistano complessivamente molte variabili da tenere in considerazione per valutare, designare e descrivere determinati comportamenti, come quelli che “gravitano” attorno all’universo del dimagrimento .

Per utilizzare un termine ricorrente nella fisica, l’organismo viene considerato come un “sistema aperto” (ossia in costante scambio di energia e materia con l’ambiente) e come tale non può essere separato nelle sue componenti. Possiamo così sostenere – come tra l’altro affermavano i greci, considerando il concetto di “anima” (“psyché”) e corpo (“soma”) facenti parte della stessa struttura - che tra “corpo” e “mente” l’influenza è vicendevole.

Si consideri altresì che il cervello riceve segnali non solo dal corpo, ma da alcuni suoi “distretti”, da proprie parti (a livello viscerale) che ricevono segnali dal corpo!

L’organismo costituito dall’ associazione “corpo-cervello” interagisce nell’ambiente come un tutt’uno : l’interazione non è del solo corpo né del solo cervello .

La “ciclicità” , la ripetitività dei comportamenti genera anche delle risposte interne, alcune delle quali costituiscono immagini (visive, uditive , somato-sensoriali) che sono alla base dei processi mentali.

In tal senso, l’individuo per gestire il circolo implementato dalla sequenza pocanzi descritta procederà ad intensificare sforzi ed autocontrollo, ma questi ultimi rappresenteranno dei “virus” in un “sistema” provvisto di perfetti meccanismi di autoregolazione. Questa “strategia”, molto comune al giorno d’oggi, genererà un “cortocircuito”, provocando un insistente desiderio di determinati cibi, darà luogo a “pensieri fissi” (pensieri ossessivi) con una susseguente tendenza alla compulsione per il loro soddisfacimento.

Il cervello, in tal modo, attivando il sistema del piacere e della ricompensa, produrrà sostanze chimiche (ormoni) che saranno liberate nel flusso sanguigno, definiti neurotrasmettitori modulatori atti a mantenere l’omeostasi (l’equilibrio interno) dell’intero sistema, dando luogo così ad un comportamento disfunzionale.

La psicoterapia del dimagrimento viene paragonata così ad una vera e propria “terapia di coppia”, avendo come fine la regolazione e coordinazione dell’odierna complicata “relazione sessuale” tra corpo e mente, in cui oggi sembra essere arrivati, come scritto dal dott. Lombardo, ad un “punto di non ritorno”.

In tal senso il potere della mente può essere equiparato ad uno strumento ad alta definizione e con talenti molteplici, che se ben calibrato può raggiungere qualsiasi obiettivo. Obiettivo che, come specificato in questa pubblicazione, dovrebbe prendere in considerazione la “manipolazione” di alcuni processi di pensieri (come le immagini, l’auto-dialogo, le emozioni legate al proprio obiettivo e via dicendo), pianificando il proprio futuro in modo da influenzare il comportamento e, quindi, valutando la prossima azione e scegliendo la più efficace rispetto al nostro scopo.

Ma l’importanza della mente non dovrebbe oscurare l’importanza attribuita al corpo che, spesso, viene considerato come un passivo “involucro esterno”, bensì (e soprattutto) dovrebbe essere concepito come un “contenitore attivo” di sé stessi. Una “massa” esperienziale che sente, percepisce, vive e agisce in base agli stimoli che riceve, sia esterni che interni.

In altri termini il nostro organismo “vive” di emozioni, affetti e rappresentazioni che vengono saldamente legati alla propria meta. Jacques Monod infatti affermava che “gli esseri umani sono strutture teleonomiche”, ossia tendenti costantemente alla ricerca di obiettivi.

In tal senso il “corpo dell’affetto” - risultato di un complesso metabolismo somato-psichico , sensoriale ed istintuale - si stabilisce sul terreno dell’intersoggettività, rispettando alcune esigenze biochimiche, psicologiche e di contesto della persona al fine di creare una quanto più ordinata e buona “amministrazione” delle proprie risorse interne, così aumentando le possibilità di successo nell’individuo.

In merito a questa delicata tematica possiamo affermare che ognuno di noi ha una memoria affettiva, ed una organizzazione di affetti distribuita in classificazioni di istinti: affetti erotici, affetti distruttivi, affetti di autoconservazione. L’affetto è convertito in azione attraverso il veicolo cardine dell’emozione.

Nel nostro caso specifico, in molti obesi o in alcune persone in sovrappeso, il grasso è come se diventasse uno scudo dalle emozioni! Una protezione contro quelle raffiche gelate di sensazioni negative che potrebbero rendere ancor più instabili determinate fragilità interne.

Un simile modo d’essere sviluppa una ben precisa “chimica del cervello”, quella dell’accumulo di grasso – o meglio un suo “possesso” - che a sua volta influisce sul metabolismo e, con il tempo, sull’auto-immagine della persona.

Se l’individuo non impara a gestire le proprie energie (mentali, creative, emotive) queste si bloccano e si immagazzinano. Dalle giornate spariscono le passioni, il sesso, l’entusiasmo. Ci si chiude in una sorta di “cilindro asessuato”.

Se viene svalutata la concezione di apparire con un bel corpo – magari per continui tentativi falliti in passato (incapacità appresa) - l’importante diventa mangiare, senza porsi più il problema di pensare ad una ulteriore soluzione.

Il cibo viene così concepito come carburante essenziale per la propria avventura nel mondo, diventa un surrogato di emozioni, una droga con cui anestetizzare l’anima.

Tutto inizia a ruotare intorno al cibo: gli interessi, la socialità , i pensieri. Il cibo può arrivare a colmare tutto, rappresenta la risposta a tutto, diventa un air-bag tra sé stessi e la vita.

In tal senso, il lavoro terapeutico – in ambito del dimagrimento - si baserà su una regolazione emotiva-affettiva rispetto alla percezione immaginativa di un nuovo corpo.

In parallelo, le tecniche mutuate dalla terapia cognitivo-comportamentale fungono poi da rinforzo e mantenimento dei risultati ottenuti.

Il circolo vizioso verrà così ripercorso all’inverso: senso di colpa - sovrappeso -crollo dell’autostima- Trasgressione –Dieta.

Il sovrappeso quindi nasce da una “vita bloccata”. Come afferma il dott. Maurice Larocque, presidente dell’AMTO (Associazione medici che trattano l’obesità) “ il 90 % degli obesi ha uno o più blocchi”. Un simile parere viene dato anche dalla psicoanalista Joyce McDougall, la quale sottolinea l’importanza difensiva del corpo senza affetti che ha deciso di evitare le emozioni ed è alla ricerca di un’indifferenza pacificatrice. In altri termini: “un corpo che non vive il suo corpo!”

Bibliografia

 

•Claudio Lombardo,“Iscriversi in palestra e continuare ad andarci. PNL e allenamento mentale per ottenere il fisico che vuoi”, Wideedzione, 2013.

•Massimo Spattini, La dieta COM, Tecniche Nuove, 2012

•Nicola Abbagnano, Dizionario di Filosofia, UTET, 2013

•Karl Popper, Scienza e Filosofia, Einaudi, 2000

•Antonio R. Damasio, L’errore di Cartesio , Adelphi 1995

•Organizing from the inside out, Julie Morghestern, Holt paperback , 2004

•Dennett D. , Consciousness Explained, Little ,Brown, Boston, Mass 1991

•Cachard, C. Enveloppes de corps, membranes de réves. L’evolution Psychiatrique, 1981

•Alicia Mariam Alizade, La sessualità femminile, Franco Angeli, 2006

•La dieta con successo, Articolo rivista “L’Accademia del Fitness” N° 1, Aprile 2010, Claudio Lombardo

 

 

 

 

 

 

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