DAL MAMMISMO ALL'OBESITA'

Dal “MAMMISMO” ALL’OBESITA’.

 

Rivista "Cultura fisica & fitness", nov/dic 2014. Articolo redatto da Claudio Lombardo e Stefania Romano.

 

“E’ colpa del mio metabolismo”; “ingrasso mangiando anche un solo grissino”; “mangio perché sono stressata/o e nervosa/o”….. L’aritmetica di questi esempi urta sempre contro un problema: DIMAGRIRE! Fin troppe volte queste inferenze oscillano tra il biologico e lo “psico-logico”. Due linguaggi differenti che tendono a mescolarsi.

Sappiamo che Socrate ballava ogni mattina per restar magro e che a Platone si perdonava il corpo grasso solo in virtù del brillante spirito.

Oggigiorno, il rischio di far notare il proprio figlio grasso - come “ramo” imbarazzante dell’albero genealogico - può creare un certo disagio in una società “evolutamente” suppurata dall'apparenza.

L’eccessiva importanza attribuita al cibo può presentarsi come un attaccamento senza difese ai genitori o come il loro ostile rigetto. Anche Hamburger, sulla base dell’esame psicanalitico di pazienti obesi, osserva come il significato simbolico del cibo possa caricarsi dei connotati più disparati, spesso contraddittori (Hamburger 1951).

Anzi, mi dispiace che le mie facoltà letterarie non bastino a far rivivere in pieno l’atmosfera grottesca di mutua costrizione e violenza di cui è circondata tutta la vicenda di molti miei clienti che avrebbero perso il dominio di sé, ingrassando sempre di più, nelle concave grotte e palazzi delle grinfie materne.

Tanto ampia è la massa di esperienze richiamate nel fenomeno dell’obesità. Una tra queste è il “mammismo” , una specialità culturale tipicamente italiana, come la pizza o il tiramisù, ma dagli effetti enormemente più seri, sul quale abbiamo tendenza a scherzare - anche se si tratta di un fattore importante.

Sembrerà incoerente che un genitore si impegni verso il bene di un figlio cercando di annichilire la sua “soggettività” durante il delicato processo formativo.

Ma molti bambini stanno fermi come pupazzi di legno, mentre la madri li spogliano o li vestono. Perfetta radice di veicolo di un sistema dittatoriale: ”obbedisci, non obbedire, fai così, non mangiare, non rovesciare, non sporcare, non pulire, non essere!” Roba da perfezionismo clinico!

Le madri che mancano di sicurezza nel loro atteggiamento fondamentale verso il figlio tendono a compensare questa loro incapacità facendolo mangiare troppo e proteggendolo in maniera eccessiva.

In queste condizioni il cibo viene investito di un valore emotivo esagerato e serve come succedaneo dell’affetto, della sicurezza e delle soddisfazioni. Ci sono madri disposte a fare le cose più incredibili pur di mantenere il dominio sui figli, ed è qui l’incapacità dei genitori di stabilire dei confini fra sé stessi e il bambino, ormai ridotto ad una loro mera estensione.

Sembrerebbe, questa, un’autentica pedofilia dell’educazione infantile che modellerebbe le menti in percorsi sottili e di sottile perversione “morfologica”.

D’altronde, nel numero di Maggio del 2007 dell’American Journal of Psychiatry, è stato pubblicato un editoriale dal titolo “Issues for DSM-V: Should Obesity be included as a Brain Disorder?” (L'obesità dovrebbe essere considerata come un disturbo mentale?).

Una questione sulla quale riflettere la malattia veramente crudele dell’insicurezza personale che, una volta sedimentata nella abitudine, non ci permette di vivere per noi stessi, imprigionando così il cibo dentro il nostro corpo. Dentro quello dei nostri figli.

BIBLIOGRAFIA

 

•Bruch, Hilde, Patologia del comportamento alimentare obesità, anoressia mentale e personalità, 2000

•Cuzzolaro, Massimo, Anoressia, bulimia, obesità disturbi dell'alimentazione e del peso corporeo da 0 a 14, 2009

 

 

 

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